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Cultura e Storia

Il Palazzo dei Capitani

 

Fu costruito dagli Scaligeri a cavallo tra il XIII e il XIV secolo sopra resti romani e romanici. Ridotto a semplici mura, forse a causa di un terremoto o di un incendio, divenne proprietà  del veronese Francesco Mercanti e da lui passò ai figli. Costoro, il 18 dicembre 1473, lo vendettero ad Alessandro Miniscalchi. Da atti di compravendita del 1477, l'edificio appare già  ricostruito in stile veneziano e sontuosamente decorato. Nel 1618 Verona, su invito della Serenissima, comperò il palazzo per adibirlo a dimora del Capitano del Lago. In questo periodo subì vari lavori di rifacimento. Il 20 marzo 1854 il comune di Verona lo cedette in affitto al comune di Malcesine che nel 1897 ne divenne esclusivo proprietario. Nel 1902 è stato dichiarato monumento nazionale.


PIANO TERRA. Entrando, fatti pochi gradini, ci si trova in un ampio salone sul cui soffitto un affresco riproduce gli emblemi della Gardesana dell'Acqua (Rocca di Malcesine e leone di S. Marco), lo stemma di Verona e quello del Capitano del Lago Lodovico Giusti. Sulla parete settentrionale una lapide in latino ricorda le benemerenze del Capitano Domenico Becelli che preservò la riviera dalle vicende della guerra di sucessione spagnola, ai primi del '700. Dal portale situato sulla parete est si esce su un giardino in riva al lago dove era l'approdo della "ganzarina", la barca del Capitano. Le stanze ai due lati del salone erano adibite ai servizi di guardia, alla segreteria, nonchè ai magazzini e alle scuderie.


PRIMO PIANO. Dall'atrio, per una ripida scala di pietra, si sale al piano nobile. Girando a sinistra, si entra in un salone con ampie finestre veneziane e un poggiolo che guarda verso il lago. Il soffitto a cassettoni è decorato con gruppi di foglie e fiori alternati agli stemmi dei Miniscalchi e dei Lodron, famiglia trentina imparentata con i Miniscalchi. Sotto la travatura corre tutto intorno un cornicione dipinto di mascheroni, putti, cavalli marini e uccelli. La porta di ingresso del salone è di pietra scura locale finemente lavorata in bassorilievo. L'architrave porta scolpito il motto "Stat sine morte decus" (La magnificenza non manca mai). Nell'arco soprastante, affrescata probabilmente nel 1618, si legge la scritta latina "La città  di Verona nel 1618 comprò ed assegnò questo palazzo ai Capitani del lago Benaco". La porta sul lato nord porta in quella che un tempo era l'anticamera per le udienze che il Capitano teneva nel salone. Dalla saletta un tempo si entrava nelle sale per il soggiorno del Capitano e quindi nella cappella dedicata a S. Zenone.


SECONDO PIANO. Dal salone di mezzo, una scala di pietra ci porta al piano superiore dove erano le stanze della servitù e del cappellano.

 

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