I “terremoti” a Cassone

Sussulti dal sottosuolo

Il mese di Novembre del 2008 è stato caratterizzato da intense precipitazioni avvenute dopo un periodo di prolungata siccità. A seguito di queste copiose piogge il fiume Aril si è ingrossato ed ha assunto un colore giallo-bruno a causa dei detriti trasportati

Questo acquazzone è stato accolto da tutti inizialmente con sollievo ma in seguito è stato accompagnato da un fenomeno sconcertante che ha messo in apprensione la popolazione locale, in particolare gli abitanti di Cassone e di Sommavilla.

Questo processo, seguito dagli interessati con palpabile ansia, ha determinato una raccolta firme tra i cittadini. Francesco Chemotti, il promotore dell’iniziativa, ha collezionato circa centocinquanta adesioni ed ha inviato una missiva al sig. Sindaco Valente Chincarini e all’amministrazione comunale evidenziando il problema. Nella lettera si è messo in rilievo in particolare che  ”  il fiume Aril è sempre stato messo in connessione con il fenomeno, in quanto il tipo di sorgente sembra far parte di un fiume sotterraneo e proprio sotto terra sembra generarsi un’azione dell’acqua che muove grossi blocchi rocciosi collocati in profondità con il conseguente cupo boato.”

Il Comune, allertato da questa richiesta d’intervento, ha chiamato il responsabile della Protezione Civile che ha approntato un’attività di monitoraggio geologico del territorio interessato dalla manifestazione.

Queste manifestazioni sotterranee non rappresentano una novità per le nostre zone.

Spulciando tra gli archivi troviamo infatti nel volume “Guida generale del lago di Garda” del Simeoni,stampata dallo stabilimento tipografico di G.Civelli  nel 1878 ,questo documento d’epoca che ci fornisce questo resoconto:

“…Dal 1870 in poi alcune scosse di terremoto destarono terrore negli abitanti, e recarono danni alla terra di Malcesine, e più ancora nel paesello di Cassone, ove andarono saltuariamente ripetendosi <…>. Ciò che incuteva maggior spavento era il rimbombo sotterraneo che accompagnava il terribile fenomeno il quale di quando in quando con minor violenza però, tuttavia si riproduce.

Per molto tempo corse la voce che i trattasse di qualche minaccia vulcanica, ed assai ne parlarono le gazzette, per cui allo scopo di possibilmente conoscere le cause di tali spaventosi prodromi di sventura, la Prefettura di Verona con decreto 14 maggio 1876 nominava una commissione tecnica composta dai signori, ing. Angeli deputato provinciale e presidente col sig. cav. Prof. Goiran e il sig. prof. Gaetano Pellegrini onde rilevare le condizioni geologiche di quei luoghi. “

La commissione tecnica, riunita per studiare i fatti, sorprendentemente svelò che tali avvenimenti si erano verificati già molti anni addietro. In effetti, si trova, continuando a leggere il documento, che:

“… dalla scientifica relazione formulata dai suddetti signori risulta non esser colà nuovi tali fenomeni, poiché trovarono in un documento del 1703 esistente in Malcesine detto Sumario  come <in Consiglio pleno della Gardesana sia stato stabilito in perpetuo una funzione in onore dei SS Benigno e Caro onde preservare detti comuni dai terremoti con quasi intera rovina di quella popolazione> ed in rapporto ai terremoti attuali, la stessa relazione servì a tranquillare in parte gli animi, dissipando la temasi probabili eruzioni vulcaniche.”

Queste funzioni religiose sembrarono all’epoca l’unico metodo per allontanare questa calamità naturale.  A questo proposito giova ricordare che anche i capitèi o stoffoleti , che troviamo nel territorio di Malcesine, abbiano spesso un’origine legata allo scampato pericolo di una qualche catastrofe evitata nel tempo antico. Queste edicole o piccole cappelle votive che a volte si incontrano nei crocicchi o lungo i sentieri montebaldini, si presentano molto semplici, con il loro tettuccio spiovente che inquadra uno spazio centrale in cui compare un’immagine sacra ma ad un più attento esame esprimono un profondo desiderio di devozione e di riconoscenza per la protezione elargita da parte di chi crede in una realtà che trascende l’umano.

Purtroppo, sempre intorno al1876, l’attività sismica non si concluse e il racconto storico segnala una certa durata temporale dell’evento tellurico che proseguì con intensità variabile lungo un arco temporale abbastanza esteso:

“…. Le scosse però non cessarono: ed il 12 dicembre 1876 leggevasi, nel giornale di Verona l’Adige, che il giorno 8 dicembre si fecero sentire a Malcesine due scosse di terremoto seguite da forti detonazioni; e tali scosse accompagnate sempre da un continuo rombo sotterrane, e da boati spaventevoli d’onde quelle popolazioni sono atterrite: il giorno 9 vi fu una scossa, ed il 10 nel mattino tre altre più forti, e seguite dai soliti rombi: continua il panico. D’allora in poi di quando in quando, succedono tuttavia con minor forza…”