Mostre d’Arte – 2004

“I MAESTRI INCISORI DEL NOVECENTO”
Da Picasso ai contemporanei

Malcesine – Chiesa di San Rocco
dal 29 maggio al 30 giugno

60 opere grafiche di diverse discipline e formati, a colori e in bianco e nero

In Italia l’opera grafica è stata per secoli  considerata una disciplina artistica di secondo piano, marginale o addirittura superflua. L’origine di questa scarsa considerazione dell’opera incisoria è forse individuabile nell’interpretazione che di essa diedero molti tra gli artisti rinascimentali fin dagli inizi del XV secolo. Solo ad Ottocento inoltrato anche se lentamente e non senza difficoltà, l’incisione ritrova interesse e considerazione grazie al suo rinato valore creativo e all’interpretazione personale di artisti come Delacroix, Corot, Pisarro, Degas ecc. Nel nostro secolo le varie tecniche incisorie sono state usate con successo da molti artisti moderni sia italiani che stranieri che troviamo in questa rassegna: Picasso, Mirò, Dalì, Belmer, Ernst, Guttuso, Schifano, Warhol, De Chirico e tanti altri, maestri ai quali spetta il merito di aver rinnovato molti aspetti della tecnica incisoria.

Oggi, l’incisione ha toccato, soprattutto sotto il profilo squisitamente tecnico, livelli altissimi, scoprendosi finalmente non più arte vassalla della pittura, ma disciplina a parte con una sua maturata autonomia. La mostra analizza le varie tecniche grafiche utilizzate dagli artisti contemporanei, per conoscerle meglio ed imparare ad apprezzarle. Una rassegna di fogli incisi che ben testimonia l’elevato valore artistico di una tra le discipline artistiche più difficili, capace di suscitare, soprattutto negli ultimi anni, un crescente favore tra glia amatori e collezionisti.

  

Giampiero Poggiali Berlinghieri
“Ex libris”

Malcesine – Chiesa di San Rocco e Palazzo dei Capitani
dal 03 luglio al 30 settembre

Pittura e scultura 

Poggiali è stato ed è una personalità creativa multiforme che opera nell’area di confine, mobile come le dune del deserto, tra la pittura e la scultura; e con una concezione del linguaggio visivo, dei materiali e dei mezzi tecnici così aperta ai contatti, agli scambi e alle ibridazioni, da vanificare ogni tentativo di ricondurne gli esiti entro i recinti “specifici” di tecnica, genere e tendeza, tanto cari, perché confortevoli e rassicuranti, ai critici d’arte…

Nella vita e nell’arte Poggiali comunica quel che avverte nel proprio intimo, ove pure si agitano pulsioni e irrequietudini, la cui obliquità non è tuttavia sufficiente a obnubilare la forza sorgiva del suo sorriso. Per Poggiali il processo artistico nella sua interezza, daalla scaturigine dell’idea creativa alla compiuta traduzione visiva, e alla stessa destinazione finale dell’opera, ha invariabilmente posto e trovato nel principio del piacere la sua prima e appagante motivazione…

Come che si voglia interpretare la sua disposizione ludica, certo è che Poggiali Berlinghieri mette in atto quotidianamente la propria rivoluzione, minima e permanente, del piacere di dipingere spazi rarefatti abitati da nuclei e scie di forme e segni terreni e cosmici; di costruire oggetti scultorei tra le cui funzioni è importante quella di attivare ovvero di liberare l’immagine altrui. Da qui il diffuso climax di luminosità sorgiva e di leggerezza espansiva che pervade le sue partiture, e che da esse promana, mirando al coinvolgimento empatico dell’osservatore, ed è l’essenza vitale in cui consiste il loro “messaggio” poetico, se occorresse segnalarne uno non effimero, in nessun modo riducibile alla letttera dei pretesti tematici…

Nicola Micieli

Giampiero Poggiali Berlinghieri, nato a Firenze il 17 luglio del 1936, inizia la sua attività artistica nel 1968 con la prima mostra personale presso la Galleria Inquadrature di Firenze

 

Argo Forni e Paolo Paolacci
“A Malcesine con affetto. Da una maschera all’altra”

Malcesine – Chiesa di San Rocco
dal 14 agosto al 30 settembre

40 acquarelli e 10 maschere di Argo Forni collegati tra loro da intuizioni poetiche e interiorizzazioni di Paolo Paolacci.

Argo Forni è un artista personalissimo che non ha mai risparmiato se stesso per esprimere tutto il suo mondo interiore con un suo personalissimo stile inconfondibile.

Linee e colori si fondono sempre armonicamente, si amalgamano così da non permettere la prevalenza delle une sugli altri e viceversa, in modo tale che l’immagine che risulta appare concreta ma nello stesso tempo evanescente e come facente parte di un mondo diverso.

I suoi quadri sono immagini istantanee che formano un’impressione di giovinezza o di vita serena o malinconia struggente, volubilità e ambiguità di impressioni: l’artista è preso da una fugace vertigine emozionale.Watch movie online The Transporter Refueled (2015)

Il Pierrot, con gli occhi languidi, l’ampia casacca di seta con il volto infarinato, tuffato nel tulle dell’ampio colletto a ruota, è una figura classica della letteratura, della musica e della pittura della belle epoque; da Toulouse Lautrec a Picasso, Pierrot e pagliacci sono stati assai sovente protagonisti e figure di primo piano.

Con toni timbrici delicati, lievi, chiari, Argo Forni ci propone questi suoi Pierrot affascinanti, suggestivi e dolcissimi che perdono la loro identità e diventano simboli, concretizzazione di ricordi, di sensazioni, di aspirazioni, di stati d’animo.

La spontaneità, la sincerità, l’osservazione, la sensibilità, la riflessione, il raccoglimento dell’artista si ritrovano nella loro pienezza nelle figure umane, musici, bambini; donne, uomini, piccola gente della vita di ogni giorno, creature distinte o indistinte in rapporto armonico con tutti gli altri soggetti cari al pittore.

Dall’opera di Argo forni si riporta una impressione positiva ei un effetto pittorico uniforme, globale, ma artisticamente e umanamente polivalente, sottile e preciso

Carla Magistretti

Paolo Paolacci è nato a Tivoli il 25 settembre 1956 ed è ivi residente.

Ha iniziato molto presto a scrivere poesie partecipando a molti concorsi e ricevendo varie menzioni, medaglie e targhe.

Ha al suo attivo due pubblicazioni: ” …e un’altra pioggia cadrà su di noi …” per la Casa della Stampa (Tivoli, gennaio 1983) e “Passaggi di Gente” per la Gabrieli Editore (Roma, dicembre 1986).

È’ stato pubblicato sulla rivista letteraria Silarus di Rocco Zingaro il suo racconto “Un assurdo viaggio” come segnalazione di merito nel 1985. Attualmente lavora a Roma pressola Direzione Generale della Ford Italiana, è Presidente dell’Associazione pro loco Guadagnolo, si occupa di marketing e pubblicità.

 

GIANCARLO RADICE
“Estremi orienti”

Malcesine – Castello Scaligero
dal 05 giugno al 13 luglio

40 fotografie a colori

La mostra rivolge uno sguardo a quella parte dell’Asia ancora fortemente legata  a modi di vita tradizionali più vicini ai cicli naturali  e in sintonia con credenze millenarie. Un’Asia immersa in scenari magnifici e di fortissime identità culturali colte dall’obiettivo in regioni e paesi come  Ladakh, Tibet, Bhutan, Yunnan cinese, Tuva, Vietnam, Laos

Giancarlo Radice è giornalista del Corriere della Sera, dove si occupa soprattutto di economia internazionale. Parallela e complementare all’attività giornalistica continua l’esperienza di reporter fotografico, collaborando a Gente Viaggi, Meridiani, Geo (francese).

 

BRUNO ZANZOTTERA
“L’ULTIMO SOGNO AFRICANO DI ARTHUR RIMBAUD”

Malcesine – Castello Scaligero –
dal 17 luglio al 31 agosto

La mostra è realizzata in occasione del 150° anniversario della nascita di Arthur Rimbaud avvenuta il 20 ottobre 1854 ed è composta da una selezione di 40 immagini di formato 40×50 e 50×75 del suddetto reportage con un testo introduttivo sul periodo africano di Arthur Rimbaud.

La mostra è affiancata da un libro/catalogo prevalentemente fotografico ( circa 100 immagini a colori ed alcune immagini storiche in b/n ) con un testo che affronta i seguenti temi :

1 Rimbaud ad Harar

2 La spedizione alla guida di una carovana d’armi attraverso la Dancalia

3 Il viaggio esplorazione tra i monti del Cercer.

La mia giornata è finita; lascio l’Europa. L’aria marina mi brucerà i polmoni; i climi lontani mi abbronzeranno. Nuotare, pestare l’erba, cacciare, fumare soprattutto; bere liquori forti come metallo bollente, – come facevano quei cari antenati attorno ai fuochi.

Ritornerò con membra d’acciaio, con la pelle scura, con lo sguardo furente: dalla maschera mi crederanno di razza forte. Avrò oro: sarò ozioso e brutale. Le donne sono piene di cure per questi feroci infermi di ritorno dai paesi caldi……….(da  ‘Una Stagione all’Inferno’)

Nel 1880 Arthur Rimbaud rinuncia alla poesia e parte per l’Africa dove si dedicherà al commercio di caffè, pelli e armi, nel tentativo, che si rivelerà vano, di arricchirsi. L ‘uomo dalle suole di vento’ come venne definito per la sua eterna irrequietezza metterà in quest’opera lo stesso impegno totale assunto nella sua breve ma intensa vita poetica.

Ancor più delle sue opere o della stagione vissuta con Verlaine, è questo gesto di Rimbaud che continua a scandalizzare ancora ai nostri giorni.

Come sia possibile ad un poeta far tacere la sua voce, voltare le spalle alla sua musa nel momento stesso in cui questa gli apre le porte verso il cuore della poesia, è una cosa che resta oscura.

Il reportage realizzato ripercorre le tappe del periodo africano di Rimbaud. Si parte dalla città di Harar dove Rimbaud lavorò fino al 1884 come rappresentante della ditta Bardey importatrice di caffè. Harar è a tutt’oggi la 4° città santa dell’Islam e per lungo tempo fu una città proibita agli occidentali. Il 1° europeo ad avere il privilegio di contemplare questa città dalle 100 moschee fu l’esploratore inglese Richard Burton ( lo stesso della ricerca delle sorgenti del Nilo ) nel 1854. Quando vi arrivò nel 1881, Rimbaud era uno dei pochissimi europei presenti in questa città crocevia dei commerci tra l’altopiano etiope ed il Mar Rosso dove ogni anno arrivavano oltre 5.000 carovane di dromedari. Da Harar ci spostiamo nel deserto dancalo dove si svolse la più intensa delle sue avventure africane. Nel 1886 Rimbaud si associò con un mercante d’armi per portare una carovana carica di fucili e munizioni da vendersi all’imperatore d’Etiopia Menelik desideroso di estendere i confini del suo impero. Rimbaud partì dalle ‘coste maledette’ dell’oasi di Tadjoura, sull’Oceano Indiano, per raggiungere l’altopiano etiope ad Entoto, (antica capitale dell’Impero d’Etiopia). Il viaggio, durato circa due anni, si svolse tra mille insidie e privazioni. L’attraversamento del deserto dancalo tra distese infinite di lava con rari pozzi d’acqua dove gli indigeni portavano ad abbeverare i loro scheletrici armenti, caricando e scaricando i dromedari tra tempeste di polvere e temperature attorno ai 50°, così come l’arrivo al lago Assal un’enorme cavità dalle pareti ricoperte di sale sopra la quale galleggiava il sole, ricorderà al poeta trasformato in mercante-avventuriero ‘il presunto orrore dei paesaggi lunari’ .  Al termine della sua avventura Rimbaud non si arricchì, ‘Il mio viaggio in Abissinia è terminato’ scrisse laconicamente alla madre, Menelik si era rivelato più scaltro e senza scrupoli di quanto pensasse. Rimbaud riuscì a malapena a recuperare i soldi investiti dopo ‘essermi orribilmente affaticato per due anni’ . Per paura di perdere anche i pochi suoi averi girava con una cintura imbottita con 16.000 franchi in oro che ‘pesano più di otto chili e mi fanno venire la dissenteria’ . Dopo un breve soggiorno al Cairo, ritornerà ad Harar dove, nel 1880 era iniziata la sua avventura africana come agente della ditta Bardey che commerciava in pelli e caffè. ‘Nonostante tutto’ scriverà ai familiari ‘non posso venire in Europa, d’inverno morirei, e poi mi sono troppo abituato alla vita errante e libera’ .

Per finire, il reportage ripercorre l’itinerario, allora sconosciuto a qualsiasi europeo, seguito da Rimbaud in compagnia dell’esploratore francese Jules Borelli attraverso i monti del Cercer tra le popolazioni di etnia Oromo per tornare da Entoto ad Harar dove passerà ancora qualche anno cercando di commerciare in proprio in una situazione terribilmente deteriorata dopo la conquista della città da parte dell’esercito di Menelik. Nel 1890 Rimbaud tornerà in Europa immobilizzato su una barella trasportata a braccia per 300 km da 16 portatori indigeni sino alla costa. Il cancro gli stava divorando il ginocchio. Ma anche sul letto di morte dell’ospedale di Marsiglia dove gli era stata amputata una gamba Rimbaud continuerà a sognare l’Africa invocando Allah e scrivendo al direttore delle Messageries Maritimes ‘Sono completamente paralizzato, quindi desidero presto trovarmi a bordo ….’

L’Africa, il continente misterioso…., seguendo la coda del dromedario che mi precede non mi resta che fantasticare sui suoi versi profetici ‘Sono una bestia, un negro. Ma posso essere salvato. Voi siete falsi negri, voi maniaci, feroci, avari. Mercante tu sei negro, magistrato tu sei negro, generale tu sei negro, imperatore, vecchia prurigine, tu sei negro: hai bevuto un liquore non tassato della fabbrica di Satana……..L’astuzia maggiore è lasciare questo continente dove la follia va in giro per fornire ostaggi a quei miserabili. Entro nel vero regno dei figli di Cam…..Grida, tamburo, danza, danza, danza, danza……………I bianchi sbarcano. Il cannone! Bisogna sottomettersi al battesimo, vestirsi, lavorare’ ( da ‘Una Stagione all’Inferno) 

Bruno Zanzottera è fotografo e giornalista, realizza fotografia classica, sperimentale, multimediale, per l’audiovisione  e la multivisione. Autore di reportage da tutto il mondo si è specializzato sull’Africa, oggetto di servizi per numerose riviste e suggestive multivisioni. Collabora, tra l’altro, con Gulliver, Airone, Itinerari e luoghi (è già venuto a Malcesine per realizzare un servizio che uscirà sulla rivista Itinerari  e Luoghi).

 

Aurelio Amendola
“Il David di Michelangelo”

Malcesine – Castello Scaligero
dal 04 settembre al 10 ottobre

Aurelio Amendola nella sua lunga attività di fotografo ha ben sviluppato una particolare sensibilità e sintonia con il mondo della scultura. Soggetto di volumi da lui pubblicati sono artisti come Giovanni Pisano, Jacopo della Quercia, Michelangelo, Donatello e monumenti e capolavori come il Battistero di Pisa, S. Maria della Spina a Pisa, il fregio robbiano dell’Ospedale del Ceppo a Pistoia, il Pulpito pistoiese di Giovanni Pisano, l’altare d’argento di S. Jacopo del Duomo di Pistoia.

La lunga frequentazione con gli artisti contemporanei (tra i molti: Burri, Ceroli, Cesar, De Chirico, Dorazio, Fabbri, Hartung, Manzù, Marino Marini, Masson, Melotti, Pistoletto, Pomodoro, Schifano, Tapies, Vangi, Vedova, Warhol) gli hanno permesso di realizzare monografie su Marino Marini, Burri, Manzù, Fabbri, Ceroli, Vangi, Kounellis, Barni, Ruffi, Mattiacci. Nel 1994 Amendola con il volume «Un occhio su Michelangelo» (Edizioni Bolis) vince il premio Oscar Goldoni, la cui giuria lo giudica «uno dei migliori fotografi d’arte italiani» .

 

LUISA GRANERO

Malcesine – Castello Scaligero/cortili
dal 19 giugno al 30 settembre

Nata a Barcelona il 5 agosto del 1924, discepola di Jaime Otero e Enrique Monjo frequenta la Scuola Superiore di Belle Arti di San Jorge di Barcellona.

Nella sua lunga carriera ha ottenuto numerosi premi e medaglie. Le sue opere sono esposte presso il Museo di Arte Moderna di Barcellona e di Bilbao, oltre che in altre numerose collezioni nazionali e straniere.